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potacciare consiste essenzialmente nell'usare colori a casaccio sul foglio 'massì', i primi che mi vengono a tiro. prendendo spunto da un certo accostamento cromatico 'madai', che il più delle volte è un pugno in un occhio 'purquàpà', a un certo punto mi pare di scorgere un effetto 'mavieeni'', quindi insisto, insisto e pesto sempre piu' coi colori... sino a perdere il senso di quello che faccio 'mahvahlah', indi mi spazientisco e in un delirio di onnipotenza 'uì, sémuà', stravolgo tutto aggiungendo roba (mai togliendo) 'vahlahchevaibene'. Vado avanti così fino a quando non mi stufo 'notuno'.
l'ovvia conclusione 'mahpussahviah' non e' poi così ovvia. il potaccino mi segue negli spostamenti da una stanza all'altra della casa, da un muro all'altro, mi ritorna in mente nei momenti piu' impensati della giornata, pianto lì quel che sto facendo e lo devo rivedere, 'o scarrafone mio. finisco per non vedere piu' i suoi difetti, per fare la pace. e quando lo perdo definitivamente di vista nella baraonda dei cassetti, dei ripiani o degli altri posti in cui puo' cacciarsi un potaccino in casa mia, mi succede di ripensare a lui con affetto e una punta di nostalgia, come a un amico che e' partito e non ho fatto in tempo a salutare. Quando potaccio mi diverto molto di piu' di quando disegno. 'sti pastelli derwent so' 'na palla... puntualmente perdo un sacco di tempo a scegliere i colori (soprattutto dei ritratti da foto). e poi fanno di testa loro. si muovono sul foglio in completa autonomia, mi sconfondono. mai una volta che il disegno finale sia simile a quello che avevo in testa. se in un potaccino questa mancata corrispondenza e' un segno di liberta' da qualsiasi forma di vincolo, e me lo fa amare, in un disegno no. se poi il disegno e' un ritratto da foto, la mia incapacità a mantenere il controllo me lo fa odiare. Difficile che io lo perda di vista. E' sempre lì, a portata di mano. Ne deve passare di tempo prima che recuperi la mia obiettività e capisca dove ho sbagliato. forse la fronte troppo alta... magari scurire l'attaccatura dei capelli... scurire l'ombra del naso... quella piega della bocca... i denti no, maledizione! e se dessi profondita' allo sfondo... e se marcassi gli occhi a penna... e puntualmente, la parte riuscita meglio dove gli effetti sono piu' calibrati, e' quella su cui mi sono accanita di meno. quella che ho trascurato. per cui oggi dico che *io odio* i derwent con lo stesso tono isterico con cui il gatto di Gargamella diceva di odiare il grande puffo.
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